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giovedì 23 settembre 2010

Fare la spesa con 4 gradi: come sopravvivere al supermercato newyorkese, part 2




Fairway Supermarket presenta: The Cold Room.


E' stata fotografata per numerose riviste, diversi giornali le hanno dedicato intere pagine, compreso il National Geographic Traveler e il The New Yorker. Varie sit-com ci hanno girato delle scene e i proprietari di supermarket da tutto il mondo vengono a New York per visitarla. E' uno dei luoghi più famosi della Grande Mela, presente addirittura in alcune guide turistiche e d'estate è il posto più frequentato dai newyorkesi alla ricerca di un pò di refrigerio dalla calura estiva. Ebbene sì, da Fairway si può trovare anche questo: una stanza enorme, praticamente un supermercato nel supermercato, di quasi 1000 metri quadrati, mantenuta ad una temperatura fissa di 4 gradi centigradi. Come a cosa serve? A mantenere pesce, carne, uova, latte, succhi di frutta, pasta fresca, salse varie e zuppe ad una temperatura di conservazione ideale...ah e ovviamente serve a far arricchire il sistema sanitario nazionale americano.

Vi immaginate cosa voglia dire fare la spesa con 4 gradi??!!

Per prima cosa, bisogna essere allenati, avere abbastanza fiato per riuscire a correre attraverso le corsie il più velocemente possibile, senza scivolare sulle lastre di ghiaccio che si stanno formando sul pavimento. Se si va a fare la spesa d'estate inoltre, la temperatura corporea scende improvvisamente dai 35 gradi che ci sono in media durante il giorno ai 4 gradi presenti nella Cold Room. Ho visto abbastanza puntate di Dottor House, ER e Grey's Anatomy per capire che questo non è positivo.
Comunque, se si riesce a sopravvivere allo sbalzo di temperatura e allo slalom tra le corsie ghiacciate, poi bisogna sopravvivere all'attesa. Eh certo! Cosa pensate, che nella Cold Room solo perchè fa freddo non ci sia da attendere il vostro turno per comprare il pesce o la carne? Dovete mettervi in fila, saltellare sul posto per mantenervi vigili ed evitare il congelamento e quando arriva il vostro momento dovete sperare che il commesso vi senta. Eh sì, perchè per proteggersi dal freddo i commessi sono vestiti a strati: due berrette di lana, fascia di pile, paraorecchie...e ci credo poveretti...lavorare con una temperatura di 4 gradi non deve essere divertente!



Di solito è Antonio che entra di corsa nella Cold Room...io lo aspetto fuori, rabbrividendo solo al pensiero di dover entrare là dentro. Ovviamente deve entrare con le idee chiare: deve sapere esattamente che COSA  comprare e soprattutto DOVE  trovare quello che gli serve. Non può esitare, deve prendere decisioni veloci e precise. Quando poi esce, con il naso e le orecchie rosse dal freddo, tremante, con la brina tra i capelli, carico di carne, pesce, uova, la frase che ripete è sempre la stessa: "ma un Conad...no????!!!!".


PS: va bene anche un A&O!!!

Anna

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venerdì 27 agosto 2010

Io il carrello me lo porto da casa: come sopravvivere al supermercato newyorkese

Folding shopping carts

Ormai sono a New York da quasi un anno. Ci sono tante cose che ho imparato vivendo qui. Ho cercato di adattare le mie abitudine alla mia nuova vita americana….e quindi ho comprato un orribile folding shopping cart. In Italia non sarei mai andata in giro per strada con questa specie di carrello pieghevole., nemmeno se mi avessero pagato..qui invece ho pagato ben $25 per averne uno (e mi sono pure pentita di non averlo comprato prima!).

Come vi ho gia’ spiegato, andare a fare la spesa e’ uno dei problemi principali per i Newyorkers. In pochi possiedono un’automobile, quindi ci si sposta a piedi o in metropolitana…e con i sacchetti della spesa non e’ certo semplice, soprattutto se pensate che la maggiorparte dei supermercati vende l’acqua in contenitori da 1 gallone e cioe’ da 5 litri! I primi mesi ho cercato di resistere: andavo al supermercato piu’ spesso, cercando di bilanciare i sacchetti…una volta ci sono andata addirittura con lo zaino! Poi mi sono resa conto che le mie povere braccine e la mia povera schiena non avrebbero retto troppo a lungo, quindi mi sono convertita al folding cart. Antonio era da mesi che mi consigliava di comprarlo, ma io ero impassibile:

…dai ma cosa credi che abbia!? 60 anni!? Ce la faccio non ti preoccupare! Ho anche l’abbonamento alla palestra (e ovviamente dopo le prime 3 lezioni di fila non ci sono mai piu’ andata…ma questo e’ irrelevante);

…un carrellino per andare al supermercato? E’ ingombrante ed e’ totalmente fuori moda!!

…non ho la patente internazionale!

Un mese fa ci siamo pero’ trasferiti e la strada per raggiungere il nostro palazzo e’ in salita…quindi, di solito arrivavo a casa tutta sudata, spettinata e arrabbiata con il mondo. Altro che Manhattan, a me sembrava di essere in Trentino Alto Adige!  Alla fine un giorno, distrutta dopo aver trasportato 3 sacchetti della spesa, un gallone d’acqua, l’ombrello e la borsetta, appena Antonio ha messo piede dentro casa gli ho urlato: “ho deciso, compriamo il folding cart!”. E adesso non posso piu’ farne a meno!

Il pomeriggio quando torno dal lavoro entro in casa, prendo il mio carrellino, e trotterello da Fairway. Non mi spaventa niente: salite, discese, gradini, sassi, immondizia. Mi sembra di partecipare a I Giochi Senza Frontiere! Quando per strada incontro un’altra ragazza (o vecchietta…piu’ probabile), anche lei alla guida di un folding cart, comincia la sfida: chi arrivera’ prima al supermercato? Chi riuscira’ a superare tutte le insidie delle streets newyorkesi? Eh va bene, cercherò almeno di non superare i limiti di velocità!

Anna

venerdì 13 agosto 2010

Alla ricerca dello stracchino perduto

Ma e’ possibile che a New York, e non dico a Delhi, non si riesca a trovare lo stracchino? La mia “stracchino-mania” risale a quando ero bambina ma si e’ sicuramente acuita con la gravidanza. Mi svegliavo di notte con la voglia di stracchino. Lo trovavo a volte da Buon Italia, il supermercato italiano al Chelsea Market. Uno dei supermercati piu’ cari di New York, che quando ci vai ti viene la nostalgia di casa e compri cinque pacchi di biscotti del Mulino Bianco, che in Italia non mangiavi nemmeno, a $ 7 al pacco. Esci dopo aver speso $ 100 e aver comprato dei biscotti e poco altro.

Poi ho scoperto Di Palo. A Little Italy. E’ una specie di alimentari/salumeria/gastronomia italiana. Dove i titolari sono due fratelli che si chiamano Frank e John (tipici nomi italo-americani), parlano 3 parole di italiano (signorina, grazie, arrivederci), ma hanno chili e chili di stracchino. E di gorgonzola e di bresaola (per Giorgi, io non mangio carne!) e di tutto quello che la mamma comprava all’alimentari sotto casa. I prezzi sono ragionevoli…a parte Camilla che si fa tentare da un pacchetto di Golia a 4 dollari (e se lo mangia anche tutto in un’ora).

Se siete a Ny, avete voglia di casa e non volete essere derubati, andate da Di Palo. E mangiatevi un panino alla stracchino per me.

Camilla

lunedì 9 agosto 2010

Baguettes 2×1. Mission: impossible!

Fairway supermarket

Grazie ad una “soffiata”, siamo venuti a sapere che nel supermercato vicino al nostro palazzo (vicino si fa per dire…qui in America le distanze sono raddoppiate…) prima della chiusura si possono comprare due baguettes al prezzo di una. Sembra una cosa da poco. Ma non lo è affatto.

Trovare un buon pane nelle vicinanze è un’impresa quasi senza speranza. Il pane per noi più a portata di mano è quello che vendono nel deli proprio qui sotto, un piccolo negozietto dove si trova un pò di tutto, dal cibo spazzatura all’acqua ai detersivi e ci sono persino i formaggi…mai avuto il coraggio di provarli… A seconda dei giorni della settimana, il pane qui può essere o di gomma o duro come un sasso, tanto che ti chiedi se sia vero o finto, come quei panini che usano nelle pagine dei libri di cucina. Sì, perchè dall’aspetto sembrano buoni, freschi e croccanti, ma non fatevi ingannare! In realtà sono lì da giorni, passa solo ogni tanto il proprietario a spolverarli.



Da Fairway invece, il nostro supermercato di fiducia, il pane è vero! E’ croccante, a volte addirittura caldo, appena sfornato! Quando ci andiamo quindi, cerchiamo di farne scorta: l’ultima volta abbiamo comprato 3 baguettes, che poi una volta a casa tagliamo a pezzi e congeliamo. In Italia ero abituata ad andare dal fornaio tutti i giorni. Qui è impensabile, viste le distanze e visto il fatto che mi sposto sempre e solo in metropolitana.

Quindi io e Antonio abbiamo deciso di provare. Giovedì sera abbiamo cenato con calma, ci siamo rilassati un pò sul divano, e alle 21:30 abbiamo deciso di andare da Fairway, che chiude alle 23. Arriviamo, prendiamo il carrello, cominciamo a comprare quello che ci serve, finchè arriviamo alle baguettes. Nessun cartello ci avvisa dell’offerta 2×1. Forse è ancora presto…sono solo le 22…aspettiamo ancora un pò, intanto andiamo a scegliere il detersivo.

Ecco che si fanno le 22:20: ancora niente.

22:30: le baguettes rimaste sono poche; le persone che aspettano di fianco alla cesta del pane invece sono tante.

22:40: basta, io ho lavorato tutto il giorno voglio andare a casa.

22:55: le speranze si affievoliscono, forse se vogliamo le baguettes dobbiamo pagarle.

22:59: alcuni commessi si avvicinano a noi. Io ho già le mani su 2 baguettes, Antonio su altre tre. I nostri sguardi fanno intendere che non molleremo la presa. La concorrenza si rende conto che con noi non ha speranze e abbandona il campo di battaglia! Evvai!Abbiamo vinto! Le baguettes sono nostre!!


Ma ehi…un momento…cosa!?!? I commessi ci guardano straniti e ci dicono che il supermercato sta chiudendo e ci chiedono di recarci velocemente alle casse a pagare!  Nessun accenno al 2×1 sulle baguettes!!

Alla fine siamo arrivati a casa alle 23:30, con 4 baguettes belle croccanti  ma continuando a chiederci dove avevamo sbagliato. La nostra conclusione è stata questa: la prossima volta non ascolteremo più nè soffiate nè voci di corridoio e andremo a fare la spesa in orari normali, non certo la notte!
 
Anna